02/12/19 16:04 - La riforma della prescrizione apre un nuovo fronte tra M5s e Pd

di Angelo Amante

ROMA (Reuters) - Sale la tensione tra i partiti della maggioranza sulla riforma della prescrizione, in un nuovo scontro interno alla coalizione di governo.

La questione della giustizia ha aperto una spaccatura tra il Partito democratico e il Movimento 5 stelle, che sembrano poco disposti a fare concessioni in vista di un accordo.

I 5 stelle spingono per far entrare in vigore il blocco della prescrizione dopo il primo grado di giudizio a partire dal primo gennaio 2020, e possono contare sull'avallo del premier Giuseppe Conte, che giorni fa si è espresso a favore del nuovo regime.

Il PD chiede invece di rinviare il tutto, in attesa di una riforma del processo penale che acceleri i procedimenti.

La nuova prescrizione fa parte del testo anti corruzione approvato sotto il precedente governo Lega-M5s, e già in quel caso era stata congelata dopo una difficile trattativa tra gli allora alleati.

Anche il Carroccio aveva legato il varo delle regole a un riordino complessivo della materia. Un anno dopo, e con un diverso governo, manca ancora l'intesa sulla riforma del processo penale.

Il PD, spalleggiato da Italia Viva, teme che il blocco della prescrizione, data la lentezza della giustizia italiana, possa allungare ulteriormente la trafila giudiziaria degli imputati.

"Se non c'è accordo politico ci metteremo di traverso, ma lo cercheremo fino all'ultimo momento utile", dice Alfredo Bazoli, capogruppo del PD in commissione Giustizia alla Camera.

Sulla posizione del PD convergono anche i partiti di opposizione, primo tra tutti la Lega, e un eventuale voto in aula potrebbe isolare il Movimento 5 stelle aprendo una grave questione nella maggioranza.

Il rischio di una resa dei conti c'è. Il deputato di Forza Italia Enrico Costa ha presentato un disegno di legge che di fatto smonta la riforma grillina della prescrizione.

"Se il Partito Democratico sulla prescrizione dovesse andare in aula a fare asse con Forza Italia, con la Lega, con la Meloni... dopo decenni di battaglia con Berlusconi, sarebbe un fatto grave", avverte il ministro della Giustizia M5s Alfonso Bonafede, dicendosi però sicuro che si troverà una soluzione.

TEMPI LENTI

Il dibattito si inserisce nell'antica questione del malfunzionamento del sistema giudiziario italiano.

Nel 2018 sono stati prescritti 117.367 procedimenti, quasi 20 mila in meno rispetto al 2016, dicono i dati ufficiali del ministero della Giustizia.

Rispetto al totale dei procedimenti prescritti, sempre nel 2018 quelli conclusi dopo la sentenza di primo grado sono stati il 25,5% tra corte d'Appello e Cassazione.

Quasi i tre quarti dei processi vengono quindi prescritti senza neanche arrivare al primo gradi di giudizio. Su situazioni del genere, la riforma non può nulla.

Agire sui tempi dei processi è però una vera urgenza.

Dal 1958 al 2018, l'Italia è stata giudicata colpevole 1.194 volte di aver violato le norme sulla ragionevole durata dei processi, stabilite dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Si tratta del numero più alto di violazioni tra i paesi firmatari.

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