19/05/17 09:39 - Btp e banche italiane: un cambiamento di regole da gestire

di Luca Trogni

MILANO (Reuters) - Avere in portafoglio titoli di Stato non più esenti da rischio e vivere, abbastanza, tranquillamente.

A proporre per le banche un simile scenario, eterodosso rispetto ai veti italiani all'introduzione di norme che considerano anche i titoli pubblici attività finanziarie con un proprio rischio, sono Roni Hamaui e Tabata Cedrini con un intervento su Lavoce.info. I due economisti, numeri di fonte Eba alla mano, misurano gli effetti sugli istituti di credito italiani ed europei di regole che prevedono il risk weighting e un tetto al possesso di titoli di Stato rispetto al capitale.

Sulla non neutralità dei titoli di Stato nel portafoglio delle banche, la proposta in discussione al Comitato di Basilea prevede una ponderazione basata sui rating. Nel caso italiano la ponderazione sarebbe pari allo 0,5% e porterebbe per il sistema bancario nel suo complesso a un assorbimento di capitale di 1,35 punti percentuali con un calo del capitale di migliore qualità (Tier1) a un livello poco sopra l'11%. In Europa l'assorbimento sarebbe maggiore solo per gli istituti spagnoli.

Il cambiamento sarebbe penalizzante per le banche che già faticano a raggiungere gli obiettivi di Tier1 previsti dalla vigilanza, più gestibile per quelle, che pure non mancano, attualmente ben sopra i target individuali fissati dalla Bce. La seconda proposta sul tavolo prevede di applicare ai titoli pubblici un limite di concentrazione proporzionale al capitale. Lo studio 'Titoli di Stato e banche, un binomio possibile' -- http://www.lavoce.info/archives/46795/titoli-banche-un-binomio-possibile/ -- evidenzia che, quale che sia il limite rispetto al capitale previsto, le banche tedesche dovranno cedere quasi il doppio di titoli di Stato rispetto alle italiane.

Nell'ipotesi di un tetto pari al livello di capitale, ipotesi morbida rispetto ad altre in campo, gli istituti italiani dovrebbero cedere titoli pubblici per meno di 65 miliardi rispetto a un alleggerimento per un controvalore di circa 115 miliardi richiesto alle banche tedesche.

A fine febbraio gli istituti italiani detenevano titoli di Stato per 387 miliardi. Si tratterebbe quindi di cedere in media poco più del 15% del portafoglio.

"Anche a livello di singola banca italiana, la situazione appare abbastanza gestibile. Infatti, solo il Monte dei Paschi di Siena e, dall'altro lato, la Popolare di Sondrio mostravano un'esposizione al rischio sovrano particolarmente alta in relazione al loro capitale", scrivono i due autori con riferimento alla situazione di fine 2015.

TESORO

L'altro soggetto in campo è il Tesoro che da anni ha nelle banche i maggiori sottoscrittori dei propri titoli e può quindi temere una disaffezione obbligata di questa categoria.

Di fronte all'attegiamento più prudente di questi investitori, però, anche Maria Cannata, responsabile del Tesoro per la gestione del debito, ha recentemente individuato in fondi e assicurazioni, che già detengono oltre un quarto dei Btp in circolazione, il nuovo 'zoccolo duro' di riferimento. A determinare questa situazione sono anche i risparmiatori che, di propria sponte o su caldo suggerimento delle banche, si stanno rivolgendo in misura crescente a questi investitori istituzionali.

A ridurre le difficoltà per il mondo bancario italiano, poi, dovrebbero essere i rafforzamenti di capitale visti e che ancora attendono gli istituti di credito e la tendenza in corso a ridurre, anche grazie agli acquisti Bce, l'esposizione al rischio sovrano. Negli ultimi 12 mesi, nonostante l'aumento del debito pubblico, le banche italiane hanno dato in proposito una prima sforbiciata di 20 miliardi. Ma da parte dei regolatori servirà la definizione di un congruo periodo di tempo per portare i portafogli di titoli di Stato entro i limiti che verranno definiti.

"L'Italia non si deve fermare ai veti. I tavoli tecnici del comitato di Basilea per cambiare il quadro normativo sono in corso. Bisogna essere attivi a livello tecnico e avere l'adeguato sostegno politico", commenta Hamaui.

Il rischio da evitare per l'Italia, come insegna l'esperienza del bail-in, è quello di ritrovarsi a giochi fatti a criticare il nuovo impianto normativo.

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